Grande successo per la rassegna dei cori parrocchiali a Villanova Mondovì!

aprile 4, 2016 by

Sabatofoto cori sera alla presenza di un numerosissimo pubblico, nella parrocchia di San Lorenzo a Villanova Mondovì, 12 cori parrocchiali hanno dato vita ad un coinvolgente concerto applauditissimo! Un doveroso grazie al parroco Don Franco, ai cori e a tutti i presenti per la generosità dimostrata verso i meninos de Rua di Don renato Chiera che ci ha permesso di raccogliere ben 1700 euro, consegnati direttamente a Donatella, responsabile della Casa do Menor di Cuneo, presente alla manifestazione.

Missione Sorriso

 

Buona Pasqua da Padre Renato Chiera

marzo 24, 2016 by

Carissimi amici,

colomba pasqualel’umanità e il Brasile stanno passando momenti e situazioni difficili di crisi politica, sociale, economica, religiosa e in particolare morale, dove il denaro, il potere si impongono e dove a questi nuovi dei si sacrifica tutto. La violenza, l’intolleranza e la corruzione ci spaventano.

La situazione di bambini e adolescenti esclusi si aggrava sempre di più e i bambini si rifugiano nella droga e nel narcotraffico, nella criminalità e nella violenza: sono usati, e poi buttati e assassinati.

Il Governo e anche la società abbandonano sempre di più i figli del Brasile non amati: si chiudono le case di accoglienza e recupero, per mancanza di fondi e si aprono prigioni più care; si investe in più polizia e repressione, ma aumenta la violenza ogni giorno. Non si crede più che l’amore recupera. La Casa do Menor crede che tutti gli esseri umani possono cambiare, se amati e accolti.

Perdersi d’animo? Abbandonare il nostro patto con questi piccoli?

Da trent’anni come Casa do Menor lottiamo per riscattare e salvare vite di bambini senza sorriso e futuro, dando loro amore e opportunità e, con il tuo fedele aiuto, abbiamo accolto in tutti questi lunghi anni più di 100 mila bambini, adolescenti e giovani, e abbiamo dato professione e futuro a oltre 50 mila. Grazie a Dio e a ognuno di voi. Per favore, non abbandonateci.

logo_Giubileo_Misericordia-Grande2Gesù è morto e sembrava che tutto fosse finito e che l’odio e il male fossero più forti dell’amore e del bene. Ma Gesù è resuscitato e ha vinto. “Non abbiate paura, io ho vinto il mondo”, ci ripete. Lui trasforma il negativo e il dolore in vita. Gesù è resuscitato in ogni bambino che tu hai accompagnato con il tuo amore concreto in questi anni. Gesù vuole resuscitare anche in tanti altri bambini sofferenti e in attesa del tuo aiuto.

Solo così sarà Pasqua tutti i giorni e tu sarai felice per aver amato e aver fatto il mondo e il Brasile un poco migliori.

Il mondo cambia, se io e te cambiamo, con piccoli e grandi gesti di amore. Così accade a Pasqua e possiamo sognare e avere ancora speranza, nonostante tutto. Solo l’amore trasforma. Solo la bontà disarma. Il bene fa bene. Il nome di Dio è misericordia.

Buona Pasqua a te e alla tua famiglia e comunità, il Cristo resuscitato vi resusciti e vi benedica.

 

Pe. Renato Chiera

Padre Renato scrive dal Brasile

marzo 21, 2016 by
Tratto da Editoriale – Dalla Strada alla Vita – Pasqua 2016

Cari amici,

ritorna la Pasqua con l’annuncio dell’angelo di cui abbiamo tanto bisogno: “Non cercate tra i morti colui che è vivo. È risorto, non è qui. La vita ha vinto”.

Perché Gesù è risorto? Come si può risorgere?

È risorto, perché prima è morto, cioè ha dato tutto, ha perso tutto, ha condiviso tutto, si è fatto solo dono. Ha rischiato grosso. Qui il segreto che dobbiamo riscoprire. Passiamo da morte a vita quando amiamo, quando ci apriamo agli altri e rischiamo tutto.

La paura ci uccide.

Paura del terrorismo, che puó colpire dovunque e senza possibilità oggettiva di difenderci. Le armi e le guerre non risolvono questo problema, lo aumentano. Non vanno alla causa. Paura dell’intolleranza religiosa, dove religione non è cammino per amare e accogliere il diverso, ma per eliminare chi non la pensa come noi. Paura delle migrazioni di popoli che fuggono dalla disperazione e da guerre, costruite e aiutate anche da noi, per avidità e ricerca di ricchezza.

Photo credit CSABA SEGESVARI/AFP

Photo credit CSABA SEGESVARI/AFP

E così, ci chiudiamo a riccio e non riusciamo a risorgere. Non riusciamo a fare Pasqua, non passiamo da morte a vita, dalla paura alla speranza. E diventiamo sempre più depressi, anche se ancora giovani.

Esistono soluzione e speranza?

La Pasqua ci indica un cammino lungo, ma il solo efficace. Le armi e le guerre non fermano rabbie, frustrazioni personali e di popoli sfruttati, oppressi per troppo tempo. Passiamo da morte a vita se amiamo, se condividiamo senza paura. Il rischio? Morire a se stessi e a egoismi collettivi, fare il salto è sempre un rischio. Ma dobbiamo correrlo insieme come popoli. Dobbiamo capire qual è il malessere della nostra società e quale il malessere di questi giovani. Diventano terroristi perché solo là, nel terrorismo, hanno spazio, sono accolti e possono gridare la loro rabbia anche se in forme irrazionali e folli.

Il Papa ogni giorno ci avvisa che questo tipo di società deve cambiare.

L’esclusione affettiva e sociale è il terreno propizio.

Molti ragazzi e giovani brasiliani, con famiglie spezzate, non riescono a inserirsi nel miracolo economico brasiliano. Una società che promette: benessere, piacere e potere per tutti, ma che esclude di fatto masse sempre maggiori. Sono facile esca di persone senza scrupoli, che li usano per il narcotraffico, la droga, la prostituzione e la malavita.  In Brasile sono nella maggioranza ragazzi giovanissimi, sedotti, usati, che poi muoiono senza sapere per chi e perché. Sono realtà molto simili di esclusione affettiva e sociale, dove trova spazio il terrorismo e il mondo del narcotraffico che in tutto il Brasile sacrifica ogni giorno più di 80 ragazzi e giovani e uccide più di 60 mila vite ogni anno. Vero genocidio, davanti a cui la società assiste in silenzio, come si fa in Europa, quasi passiva davanti all’ecatombe di vite che sono inghottite dalle onde del mare.

È un nuovo martirio patito da persone che tutti consideriamo banditi e delinquenti, ma sono di fatto vittime di una realtà economica e sociale che condanna alla marginalità. Da trent’anni lavoriamo con queste fasce di ragazzi e giovani.

Questi ragazzi pericolosi, che fin da piccoli fanno i banditi,  sono recuperabili: Lazzaro che puzza e in cui nessuno più crede, può risorgere e uscire dal tumulo. La Casa do Menor mostra che è possibile. Circa 100 mila ragazzi e giovani raggiunti e accolti e aiutati in varie maniere, più di 50 mila con una professione, molti con lavoro degno. Non è facile, ma è possibile: bisogna dare la vita per loro ogni giorno, non giudicare, farli sentire figli amati, offrire famiglia e dare possibilità e alternative reali, coltivare i loro sogni, offrendo valori e referenze credibili.

La risurrezione è possibile, ma pochi anche qui ci credono.

I governi chiudono case di recupero e aprono prigioni. Ma noi siamo persistenti nella speranza. Noi ci crediamo con voi: da molti anni ci aiutate a fare risorgere e risorgete anche voi, felici di poter amare, essere utili. L’Europa può risorgere. Ancora possiamo avere speranza. Bisogna, però, morire a egoismi personali e sociali, rinunciare a un consumismo eccessivo, adottando uno stile di vita più semplice e credere che la condivisione, la fraternità universale e la comunione risolvono.

Casa do Menor

Vi invitiamo a venirci a trovare il 12 ottobre per celebrare insieme la speranza e la realtà della risurrezione vissuta in questi 30 anni di lotta, di vita e di morte e di riscatto di tanti figli del Brasile non amati.

A voi che in questi lunghi anni ci avete aiutato e continuerete, di cuore auguriamo Buona Pasqua, lottando per fare avvenire nell’oggi della storia la risurrezione personale e sociale.

La speranza non muore ed è Pasqua ogni giorno.

Padre Renato Chiera

10 anni creando alternative di vita a Rosa dos Ventos

febbraio 25, 2016 by

A gennaio 2006 nasceva il centro di Casa do Menor nella comunità di Rosa dos Ventos, a pochi chilometri da Nova Iguaçu, nella Baixada Fluminense. Queste comunità nella periferia della metropoli di Rio de Janeiro sono aree molto violente, scarsamente servite dalle politiche sociali. Le famiglie qui vivono in condizioni di emarginazione, ma negli ultimi dieci anni, Casa do Menor ha potuto offrire loro una via d’uscita dal circolo vizioso della miseria e della violenza, generando possibilità concrete di costruirsi un futuro migliore.

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Quando, dieci anni fa, fu chiesto alla Casa do Menor di entrare nel bel lavoro che una signora tedesca, Dona Johanna, stava realizzando a Rosa dos Ventos, non si sarebbe pensato di arrivare a ottenere i grandi risultati che quest’opera di Dio ha conseguito.

Dona Johanna lavorava nella comunità da vent’anni, era conosciuta da tutti ma era ormai anziana e malata. Non riusciva più a dedicarsi al duro lavoro di gestire un centro per portare nuova vita ai più bisognosi. L’istituzione stava attraversando serie difficoltà finanziarie, era difficile pensare ad un futuro in quelle condizioni. La Casa do Menor fu quindi chiamata ad assumersi questo lavoro. La comunità, già esclusa dagli aiuti e servizi governativi, non poteva essere abbandonata.

In questi dieci anni la Casa do Menor ha seguito 1500 famiglie nell’asilo, dato una qualificazione professionale a 1050 giovani, senza contare l’accompagnamento offerto dai settori di psicologia, fonoaudiologia, servizi sociali.

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Sviluppare un lavoro sociale in Brasile è un susseguirsi di sfide, una volta riusciti a integrarsi nella comunità ed ottenere la collaborazione e sostegno degli abitanti, è stato necessario superare difficoltà dovute ai tagli delle politiche sociali, alla burocrazia e morosità della macchina amministrativa, impegnandosi ogni giorno a trovare soluzioni per dare continuità ad un lavoro tanto importante. Festeggiamo grandi risultati con il desiderio di poter realizzare altrettanti anni di lavoro in questa comunità!

Per sostenere questo lavoro: http://www.casadomenor.org/it-it/cosapuoifare.aspx

DEAR CHILD

novembre 12, 2015 by

La Casa do Menor in questi giorni è stata piacevolmente invasa da un cast di attori internazionali, guidati dal regista Luca Ammendola, per girare un film con il titolo “Dear Child” (Caro bambino).

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L’idea è nata da varie visite del nostro amico regista alla Casa do Menor in Brasile, che lo ha ispirato sul problema dell’assenza di papà, di famiglia e di amore per tanti figli. Ha colto questo grido. La più grande tragedia non è essere poveri, è non essere figli, diciamo noi da sempre.

Il regista vuole affrontare questa tematica sulla mancanza di famiglia, e soprattutto di papà, per tanti figli del Brasile e del mondo.
Qui sta la radice profonda di molti problemi di ragazzi e giovani: violenti perché non amati. 12197531_1206899345993807_1529861331_oDrogati perché carenti… cercando la felicità. Dietro un giovane dedito alla droga, violento o piccolo criminale esiste un abbandono o un rigetto.

Luca Ammendola, giovane regista, ha colto questa realtà, e il messaggio e il contributo che Casa do Menor può dare al mondo.
I nostri ragazzi sono così diventati attori, realizzando un film nel film: raccontano le loro storie di abbandono, di droga, di narcotraffico, di micro criminalità. Il superamento avviene solo grazie all’amore della famiglia incontrata a Casa do Menor e alle opportunità che vengono loro offerte.

A luz chegou …Cantano i nostri ragazzi… Una luce è arrivata.
Questa piccola luce, accesa 30 anni fa dalla Casa do Menor, si diffonde per aiutare la nostra umanità materialista a capire che manca amore e che i figli vogliono solo un papà e una mamma che siano Presenza.
Vogliono famiglia, prodotto sempre più raro…

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Parlano del film anche sui giornali brasiliani.

La Cena di Solidarietà riconferma il suo successo

novembre 11, 2015 by

Sabato 10 ottobre 2015 è stato confermato, con questa quarta edizione, il grande successo della Cena di Solidarietà per i meninos de rua. La novità di quest’anno, ideata dal gruppo giovani, si è concretizzata nell’“Aperibrasil”, una sorprendente apericena con cibo, testimonianze, musica e tanto divertimento!

Il ricavato della serata pari a 13.500 euro servirà per il sostentamento (tre mesi circa) di Casa do Menor Fortaleza, dove oltre dieci anni fa abbiamo aperto il Villaggio del Bambino. Si trova all’interno del CEU (Condominio Espiritual Uirapuru), un grande complesso che ospita varie associazioni. Ciascuna lavora contro problematiche differenti: recupero dalla tossicodipendenza, vittime di violenza e sfruttamento sessuale minorile, malattia dell’AIDS e simili.

I meninos di Casa Do Menor Fortaleza vivono, a seconda dell’età, in una delle quattro case predisposte per loro. Si alternano attività per ogni singola casa a momenti conviviali. I loro passati sono segnati dall’assenza di genitori per decesso, negligenza oppure per tossicodipendenza. Alcuni di loro sviluppano una dipendenza dalla droga appena nati e necessitano di cure e di affetto, altri hanno subito minacce di morte, hanno dovuto uccidere per sopravvivere, scappare, vivere per strada, lottare per un pezzo di pane. Casa do Menor permette loro di vivere in famiglia, di ricevere l’amore e l’educazione di cui hanno bisogno, così come l’istruzione, fondamentale per il futuro dei ragazzi. Per questa ragione, nel Villaggio del Bambino, attiviamo ogni anno anche dei corsi professionali per i giovani accolti nelle case e abitanti della comunità adiacente.

La riuscita della serata è stata possibile grazie a un ottimo lavoro di squadra, con la Proloco Carrù e quaranta volontari del Gruppo Giovani presenti all’evento, e la generosità di innumerevoli sponsor da tutta Italia.

Un grazie speciale ai ristoratori che ci hanno ospitato e a tutti coloro che in qualche modo ci hanno aiutato nell’organizzazione della serata.

Grazie ancora a tutti voi che avete partecipato!

La solidarietà viaggia su quattro ruote

ottobre 22, 2015 by

In diversi ambiti ci troviamo in difficoltà, a causa dell´abbandono del governo, di tutti i governi. Mentre sono qui a Fortaleza ho saputo che siamo stati derubati di un kombi, l’unico che avevamo a Miguel Couto e che serviva per i bambini portatori di handicap, per i ragazzi tossicodipendenti, per gli psicologi e i tecnici della casa di Tinguá. Il furto é avvenuto durante la mattinata di fronte alla sede di Casa do Menor. Il ladro ha avuto il coraggio di far scendere tutti i bambini dal mezzo, nonostante i loro handicap gravi.

Cosa significa questo atto? Rubare a qualcuno che ha così bisogno, rubare a qualcuno che cerca il modo di migliorare e salvare vite. Alcuni di voi potranno dire che sia divertente: “Vedi, Padre? Tu lavori con queste persone, ma loro non si interessano, non ne vale la pena”. In molti avrete avuto una reazione di rabbia, però poi ho pensato: “Noi lavoriamo per riscattare vite come questa, lavoriamo perché bambini e adolescenti non diventino, in futuro, dei ladri, assassini, stupratori o tossicodipendenti”. Per questo la mia rabbia si é trasformata in perdono, in pena. Un uomo che assalta e ruba un Kombi, che serve a ragazzi che potrebbero essere suoi figli, é una persona che merita compassione e perdono, per questo noi vogliamo perdonare chi ha fatto questo. Vorremmo, peró, anche collaborare perchè il Brasile possa superare questa realtá. Io penso che questo padre, – sì, penso che fosse un padre di famiglia- forse era disperato, disoccupato o tossicodipendente, e per questo ha agito in quel modo.

Noi vorremmo che lui sentisse il nostro appello, che potesse ridarci il kombi perché lui lo venderebbe a poco, mentre noi l’abbiamo acquistato con molto sacrificio. Io vorrei che pensasse che ha rubato a ragazzi che potrebbero essere figli suoi. Il nostro Brasile é molto violento. Di recente, ho parlato con il segretario della sicurezza pubblica, il quale mi ha detto che polizia non significa sicurezza, che la polizia non puó risolvere tutto. Lui sostiene che dovremmo investire nel sociale, nell’educazione, nella formazione. Ed é quello che stiamo facendo a Casa do Menor.

Mentre esprimo la mia indignazione e tristezza per quello che é successo, con tutta la Casa do Menor, vogliamo perdonare chi ha fatto questo gesto e vorrei stendere la mano per questa persona, se ha davvero bisogno. Non é rubando un Kombi di bambini portatori di handicap che risolve i suoi problemi. Io vorrei dirgli di venire da noi e chiedere aiuto, e noi faremo il possibile per aiutarlo.

Io vorrei dire agli amici che ci ascoltano, se potessero aiutarci a superare questo momento difficile. Noi abbiamo bisogno di un mezzo di trasporto perché i nostri ragazzi tutti i giorni devono essere accompagnati dal medico, dagli psicologi, dallo psichiatra, hanno sovente incontri con persone che aiutano nel percorso di recupero.

Mando un mio abbraccio a tutti voi. Qui in Fortaleza stiamo andando molto in strada, anche qui c’è molta violenza, molta esclusione, molta droga, molti omicidi. Quando finirá tutto questo? Amici, non dobbiamo solo lamentarci, non dobbiamo solo gridare contro le tenebre, dobbiamo accendere una luce. La Casa do Menor, che é giá stata derubata molte volte, io che personalmente sono stato derubato molte e molte volte, continuiamo a credere che il mondo puó cambiare, anche questo povero ladro che ha sottratto il kombi a Casa do Menor.

Un grande abbraccio.

Padre Renato Chiera

CampanhaSprinter-Italiano

Riscopriamo insieme il valore della vita

ottobre 1, 2015 by

Tratto da editoriale “Dalla strada alla vita” – settembre 2015

RISCOPRIAMO INSIEME IL VALORE DELLA VITA: ACCOGLIERE, NON RACCOGLIERE
Cari amici vicini e lontani, da anni vivete con noi una splendida avventura di riscatto di vite. Mai come oggi l’umanità ha bisogno di riscoprire il valore della vita e soprattutto della vita di bambini che sono condannati a morire prima di aver iniziato a vivere. Seguiamo anche noi con trepidazione quello che succede in Europa: un dramma umanitario senza precedenti. Non dobbiamo avere paura di accogliere chi sta peggio di noi anche se abbiamo molti problemi. La solidarietà non ci renderà mai più poveri, ma ci farà più felici.Cracolandia Manguinho
Ero straniero e mi hai accolto!” L’Europa cristiana deve far risorgere dalla cenere le vere radici cristiane. “Lo avete fatte a me!”. Ho accolto con gioia immensa l’invito forte del Papa perché ogni parrocchia, monastero o santuario, ospiti una famiglia di profughi. Spero che la Chiesa Cattolica risponda a questo appello, se vuole ancora dirsi cristiana.

La crisi mondiale è crisi di solidarietà e per questo l’economia è in peggioramento. Voi in Europa avete i profughi che bussano alle vostre porte; noi in Brasile e nelle periferie del mondo abbiamo masse di esclusi sempre più esclusi che lasciamo morire, non nel mar Mediterraneo, ma nelle cracolandia e nelle strade buie delle grandi metropoli.
Il Brasile vive una crisi morale, politica, economica che io non ho mai visto. Anche qui abbiamo la tentazione di chiuderci, di non accogliere e di eliminare coloro che ci disturbano, apparentemente abbiamo molti motivi. Stiamo abbandonando quelli che più faticano a vivere. Stiamo abbandonando il futuro del Paese che sono i bambini e i ragazzi. Chiudiamo case di accoglienza mentre costruiscono prigioni, credendo così di vincere la violenza in continuo aumento insieme all’uso della droga e del crack. Vi confesso che ho momenti di sconforto e tentazioni di abbandonare la barca, tutto sembra inutile e ci sembra di remare controcorrente. rio_1772051cDa tutte le parti si invoca la polizia come soluzione alla violenza. Sembra un paese in guerra: poliziotti e armi da tutte le parti, ma la violenza è in continuo aumento. Polizia non significa sicurezza pubblica. Per avere un paese in pace, bisogna attingere alle cause profonde degli squilibri sociali ed economici. Ci vuole più amore, più famiglia, più valori, più scuole, più educazione, più possibilità di imparare professioni e di inserirsi degnamente nella società. È questo che noi cerchiamo di fare da 29 anni e non vogliamo smettere. Vivere amando, essendo dono nel momento presente, per chi mi passa accanto e non aspettarmi niente. Niente è piccolo se fatto per e con amore.

IN CRISI, MA IN CRESCITA
È proprio vero però, che crisi non significa fallimento, retrocessione, ma opportunità per crescere e per inventare il nuovo. Gesù ce lo diceva già 2000 anni fa: “Il chicco di grano che muore dà frutto”. Noi in questi ultimi anni di crisi lo stiamo sperimentando. Da una parte tanto dolore e spesso siamo con il fiato sospeso. Questa settimana ci hanno anche rubato il pulmino con il quale trasportiamo i ragazzi portatori di handicap, per andare dai medici e nei centri psicosociali. Vediamo, però, con sorpresa e con gioia che si aprono cammini nuovi, mai pensati prima.
La gente solidarizza con noi e al nostro appello di aiuto i poveri stanno muovendosi. Piccoli gruppi o comunità inventano maniere per aiutarci.

Donazioni

Donazione di generi alimentari da parte di una famiglia della comunità.

ALLARGA LO SPAZIO DELLA TUA TENDA
È il profeta Isaia che ci invita a fare questo. Se non cresciamo ci atrofizziamo. Io continuo a sognare di occupare altri spazi. Ho sempre avuto fretta perché la vita ha fretta e non può aspettare. Dal Brasile ci arrivano inviti e grida di aiuto. I ragazzi, soprattutto adolescenti che fanno uso di droga, non hanno nessuno che voglia dedicarsi a loro. Per questo li uccidiamo o li imprigioniamo. Dall’Africa continuano ad arrivare sollecitazioni di aiuto. Mi direte: “Calma sii prudente”. C’è una prudenza che significa rassegnazione e omissione e questa non mi piace. Siamo fatti per l’infinito, per andare oltre, sempre di più, fino al paradiso.
Sembra che l’Italia stia un po’ meglio, ne siamo contenti, starete ancora meglio se aprirete il cuore. Dio vi benedirà e moltiplicherà tutto.
Un abbraccio grande come il Brasile.

Padre Renato Chiera

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Vite di plastica

settembre 16, 2015 by

Siamo andati a conoscere alcuni moradores de rua (abitanti della strada). È stato a dir poco forte e toccante. La piazza in cui eravamo era la stessa visitata pochi giorni prima, nel centro di Fortaleza, Praça Ferriera.

La prima cosa che colpisce è la differenza dello scenario tra il giorno e la notte. Alla luce del sole appare come molte realtà urbane a cui siamo abituati: negozi aperti, molta gente che cammina distratta con il telefono all’orecchio, il rumore del traffico, i cartelloni pubblicitari colorati che catturano l’attenzione. Di notte cambia: davanti alle serrande chiuse, trovano un posto per dormire, sopra un semplice cartone, molti senzatetto, il cui soffitto è un semplice portico e il panorama un parco deserto.

La solitudine, il senso di impotenza e la paura regnano sovrani nel cuore della maggior parte di queste persone.

Persone. Parola che spesso non è associata a questi esseri umani, spesso concepiti solo come poveri diavoli disgraziati, causa del loro male. Ma che colpa hai se i tuoi genitori sperperano tutti i soldi in droga, proprio come già facevano i tuoi nonni? Che colpa hai se la tua famiglia ti abbandona? Che colpa hai se ti rubano tutto, incluso i sogni e il futuro?

Molti di loro erano in fila per prendere una minestra offerta da una parrocchia del luogo. Ho ancora l’odore di quella brodaglia nelle narici: forte, pungente, acre e nauseante, forse proprio come una vita ai margini della società. Una zuppa offerta in bottiglie di plastica usate. Una bottiglia che simboleggia quelle vite, agli occhi di molti di coloro che senza tetto non sono: inutile, sporca, di poco valore.

La plastica è anche trasparente, puoi vederci attraverso: infatti se ti avvicini e cominci a parlargli vieni facilmente a conoscenza dei loro vissuti. Oltre che di un pasto caldo che riempia lo stomaco, l’essere umano ha bisogno anche di relazioni che sazino il cuore.

Senti parlare di padri violenti e stupratori, madri drogate e/o alcolizzate, sorelle prostitute, fratelli servi del narcotraffico, mariti suicidi, porte chiuse in faccia da associazioni e ospedali, un passato di sofferenze e mani che ti fanno pensare che l’inferno a volte è già la terra stessa, l’assenza di un progetto per il futuro, un presente volto alla sola sopravvivenza e che perpetua il dolore, non lasciando scampo.

Eppure nonostante tutto ciò, molti credono in Dio e gioiscono quando vedono Padre Renato che già conoscono. Non so se avrei la loro forza se mi trovassi nei loro panni. Dopo il loro passato, continuano comunque con speranza a volgere il loro sguardo verso quella piccola luce, quel piccolo cero che noi abbiamo il dovere di rendere un incendio.

Matteo

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Un mondo ricolmo di amore…iniziamo da ognuno di noi!

settembre 15, 2015 by

Ognuno di noi sta vivendo questa esperienza a proprio modo. Ogni giorno cerchiamo di donare un pezzo del nostro amore. I sorrisi dei bambini sembrano estirpare tutte le nostre preoccupazioni. Si impara ad amare l’altro per quello che è e tutto ciò è fantastico. DSCN4903Forse queste parole non sono adatte per descrivere tutte le mie emozioni, ma una cosa è certa: ti rendi conto a quante cose superflue nella tua vita hai dato importanza tralasciando quelle che si rivelano in seguito le più sincere.

Personalmente questa esperienza mi sta toccando in profondità, travolgendo un po’ tutti gli schemi che solitamente una persona si crea. In questi giorni più volte mi è venuta in mente la canzone di De Andrè “Bocca di Rosa”, quanto è vero come dai diamanti non nasca nulla, ma dal letame nascano i fiori. Qui i bambini si accontentano di un sorriso, della tua presenza, del tuo ascolto, al contrario nostro che non ci accontentiamo mai, ma vogliamo sempre di più. È difficile inizialmente comprendere com’è possibile che certe persone possano vivere in strada abbandonati da tutti, come dei cani randagi in cerca di cibo, di qualcuno che gli possa donare un rifugio, un abbraccio, il proprio amore. Non dobbiamo far sì che questo sia la normalità. Non si può accettare che i bambini si prostituiscano, si droghino o vivano in strada.

Dobbiamo generare un mondo ricolmo di amore dove la violenza e la corruzione sono mal accetti. E’ vero, è difficile donarsi all’altro. Abbiamo paura di essere giudicati e di non fare mai la cosa giusta, ma nel momento in cui uno si dona all’altro vive di amore reciproco. Non dimenticherò mai tutte queste emozioni. Il Brasile è tutto questo.

Pepe

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